Giuseppe Battiston, uno dei migliori attori di oggi, e il suo omaggio irriverente a una leggenda del `900: il narcisismo, i desideri, le manie del creatore di `Quarto Potere`. E all`Edison il 9 febbraio c`è `Othello`, trasposizione shakespeariana di culto
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ORSON WELLES` ROAST
scritto daMichele De Vita ContieGiuseppe Battiston con Giuseppe Battiston musica originaleRiccardo Sala aiuto registaElia Dal Maso regiaMichele De Vita Conti
direzione tecnica Claudio Parrino
amministrazione Betti De Martino
aiuto tecnico Paolo Raimondo
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con IMAIE
Premio Olimpici del teatro 2009 per il miglior interprete di monologo
Premio Hystrio - Teatro Festival Mantova 2009
Abbiamo provato ad evocare il grande maestro, per avere occasione di rendergli omaggio. E la forma più opportuna per farlo, ci è sembrata quella del “roast”, che potremmo qui tradurre, più che letteralmente come “arrosto”, come “elogio al contrario”. Un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni.
Abbiamo cercato anche di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un’ora, tornare a stare tra noi. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci.
Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston
Mitico. Con quella sua stazza corpulenta, la barba, il sigaro, e il parlare tronfio e sornione, il friulano Giuseppe Battiston incarna un omaggio scellerato e beffardo a Orson Welles (...) un cameo da fuoriclasse, da peso massimo corrosivo ed eccessivo. L`attore è superbo nei panni d`un genio sottoposto alla graticola. Non a caso si intitola Orson Welles` Roast... Rodolfo di Giammarco, La Repubblica 22 giugno 2009
(...) La sua sorprendente adesione al personaggio, che quasi trascende la mera immedesimazione, passa in gran parte da un linguaggio del corpo: non tanto il peso, né la rotondità delle forme, ma una sorta di morbida pinguedine interiore, suggerita, ancor più che dalla pancia, dal sigaro che fuma, dall`accappatoio che indossa, dall`indolente accento americano che sfoggia. Il monologo, costruito in larga misura su stralci di interviste rilasciate nel tempo da Welles, e integrate da improvvisazioni dello stesso Battiston, parte non a caso da riflessioni sul cibo (folgorante la battuta iniziale: "il medico mi ha proibito di preparare cene per quattro persone, a meno che a tavola non ci siano anche gli altri tre") per poi parlare via via del suo amato Falstaff, dell`Inghilterra, di Shakespeare, dei duecento attori neri utilizzati per rappresentare Macbeth, del musical dal Giro del mondo in ottanta giorni con musiche di Cole Porter, dei marziani, la cui invasione annunciò in una mitica trasmissione radiofonica. Perché proporre uno spettacolo sul grande cineasta americano? Perché l`autore di Citizen Kane viene evidentemente assunto a emblema delle contraddizioni e delle ambiguità dell`artista in quel momento-chiave del Novecento in cui l`industria hollywoodiana va alla conquista del mondo. E infatti, intelligentemente, il protagonista viene colto in una luce tutt`altro che agiografica: anzi, l`immagine che ne esce è sostanzialmente acida, cattiva, a tratti sottilmente derisoria. Ed è travolgente la bravura con cui Battiston tratteggia un graffiante ritratto di quella star buffamente cinica,malevola, fra lampi di ingegno e insospettabili bassezze. Renato Palazzi, Delteatro.it
GIUSEPPE BATTISTON è ormai uno dei principali attori del panorama cinematografico italiano contemporaneo. Esordisce sul grande schermo nel 1993 con Un`anima divisa in due, di Silvio Soldini e i primi riconoscimenti arrivano nel 1999 quando vince il Premio David di Donatello e Ciak d`oro come Miglior attore non protagonista per il film Pani e Tulipani, sempre di Soldini, con il quale continua a lavorare anche per Agata e la tempesta e per Giorni e nuvole (2007). Nel 2005 viene diretto da Cristina Comencini nel film La bestia nel cuore, ma anche da Roberto Benigni nel film La tigre e la neve. Dal 2006 si moltiplica la costellazione di impegni e apparizioni di questo attore sensibile e versatile e lo vediamo tra gli interpreti di Non prendere impegni stasera, Uno su due e A casa nostra. In questi anni ha girato anche Non pensarci (2007, Premio David di Donatello), commedia di Gianni Zanasi, sotto la regia di Carlo Mazzacurati nel film La giusta distanza (2007) con Fabrizio Bentivoglio, Amore, bugie e calcetto (2008) di Luca Licini e Si può fare (2008), entrambi con Claudio Bisio. La sua produzione artistica non si limita all`attività cinematografica: Battiston nasce come attore teatrale e ha collaborato con grandi registi come Alfonso Santagata, dal `94 al `98, conquistando il Premio UBU come Miglior attore non protagonista, e con Claudio Morganti. Ha preso parte in questi anni in importanti produzioni del Teatro Mercadante di Napoli, del Teatro Metastasio di Prato, CTB di Brescia e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
Per lo spettacolo `Orson Welles` Roast ha vinto il Premio Olimpici del Teatro 2009 come miglior interprete di monologo e il Premio Hystrio 2009 - Teatro Festival di Mantova
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