Teatro delle Briciole
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RASSEGNE E FESTIVAL
Dal 26 Ottobre al 4 Maggio
SERATA AL PARCO 2012/2013
Il 13 e il 20 ottobre apertura straordinaria della biglietteria per la campagna abbonamenti del...
PRODUZIONI
POP UP, UN FOSSILE DI CARTONE ANIMATO
CANTIERE "NUOVI SGUARDI PER UN PUBBLICO GIOVANE"...
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FORMAZIONE
DIMORE D`AMORE
Incontri per costruzioni sensibili da tramandare
16 Marzo - 21:00 h.
TEATRO AL PARCO
INFACTORY - DUE PASSI SONO
Doppio spettacolo, degustazione di vini e incontro con le compagnie per la serata dedicata ai nuovi talenti della scena sperimentale
Altre Lingue:     
nella foto di Marco Caselli Nirmal una scena di Due passi sono

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O.N.T.
OSSERVAZIONE NUOVI TALENTI

O.n.t. (Osservazione nuovi talenti) è il progetto con cui il Teatro delle Briciole continua la sua opera di sostegno e promozione dei giovani artisti della nuova scena italiana, dando continuità a quel costante percorso di emersione realizzato dal Premio Scenario e dal Premio Ustica per il teatro, di cui vengono ospitati gli spettacoli vincitori dell’edizione 2011 (InFactory di Matteo Latino e Due passi sono di Carullo/Minasi).   


ore 21

MATTEO LATINO
InFactory
performers Matteo Latino e Fortunato Leccese
Spettacolo vincitore del Premio Scenario 2011

Due vitelli chiusi in stalla e prossimi al macello. Matteo Latino crea una metafora cruda della condizione dei trentenni di oggi, immagine-chiave dello spettacolo che ha vinto il più importante riconoscimento che premia i giovani artisti del teatro italiano, il Premio Scenario. Una condizione di stallo che anela alla libertà, evocata grazie a una nuova lingua teatrale fatta di ritmi sincopati e di techno, di innovazioni metriche e lessicali, di nuove pulsioni espressive che attingono alla comunicazione interattiva.

 “Quando le teste arrivano - tagliamo le corna. Dopo aver tagliato le corna - buttiamo le teste sul fuoco. Quando tutti i peli si sono bruciati - togliamo le teste dal fuoco. E le puliamo. E insegniamo loro a camminare.”
Due vitelli a stabulazione fissa prossimi al macello. Due vitelli che si incontrano in uno spazio che diventa l’unico spazio. Illuminati dalla stessa luce. L’illusione di una prossima libertà evita qualsiasi forma di ribellione.
Attraverso la vita dei due vitelli si assisterà ad un deragliamento d’identità che ci obbliga a riesumare la nostra natura animale. Un vitello che è nella condizione di stabulazione fissa che uomo potrà mai “divenire”?
Una favola fatta a pezzi e restituita nel caos sub-urbano. Sezioni di corpi che attraversano il nostro campo visivo non lasciandoci altro che l’odore del sangue. Il caldo della paura che fiotta da sotto la coda. Pezzi di noi inscatolati e ridistribuiti su nastri trasportatori pronti ad un nuovo assemblaggio.
Una favola che attraverso la ripetizione delle parole e delle azioni è in grado di restituire quella sensazione di staticità che caratterizza spesso noi giovani, facendoci sentire vitelli nelle metropoli. Incapaci di una qualsiasi ribellione. Slogan che permettono una migliore penetrazione dei contenuti e un persistente senso claustrofobico.
Una favola raccontata in versi.
Una favola raccontata attraverso parole che avvelenano, mutilano, deformano, uccidono, sporcano. L’uomo che diviene vitello.
Un uomo che nella propria quotidianità vedrà accadere il proprio divenire animale-vitello. In che cosa l’uomo può assomigliare ad un vitello che vive la condizione di stabulazione fissa? Quando l’uomo diviene animale-vitello? Che differenza c’è tra la staticità fisica, emotiva e mentale? In quali immagini urbane possiamo riconoscere una condizione di “stabulazione fissa”?

Leggi la rassegna stampa di "Infactory" dal sito dell`Associazione Scenario

***

ore 22.30


CARULLO-MINASI / IL CASTELLO DI SANCIO PANZA
Due passi sono
Regia, testi ed interpretazione di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
Scena e oggetti: Cinzia Muscolino
Disegno luci: Roberto Bonaventura
Aiuto regia: Roberto Bitto
Collaborazione: Giovanna La Maestra
Produzione: Il Castello di Sancio Panza

Spettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2011

<Due piccoli giganti combattono una dolce e buffa battaglia per imparare a non fuggire dalla vita, usando le armi della poesia e dell’autoironia> (dalla motivazione del premio Scenario per Ustica)

Due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera per quanto altrettanto terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi dentro una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” -nonostante le gambe molli- aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non v’è più bisogno di sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia  dunque i limiti dello stare. Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio lì dove come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno  per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia: "...Essi si sarebbero svegliati e si sarebbero affrettati a baciarsi l`un l`altro, affrettandosi ad amare, avendo coscienza che i giorni sono brevi,  che era tutto quello che rimaneva loro. Si sarebbero affrettati ad amare per spegnere la grande tristezza che era nei loro cuori(...)" F. Dostoevskij.
Vogliamo, tra le righe della poesia, farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate, paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.

Leggi la rassegna stampa di "Due passi sono" dal sito dell`Associazione Scenario

DEGUSTAZIONE E INCONTRO
Dopo gli spettacoli, degustazione offerta agli spettatori da Cantine e Vigneti Dall’Asta.
Le compagnie incontrano il pubblico, conduce Roberta Gandolfi, docente dell`Università di Parma, partecipano gli studenti del suo corso di Storia del teatro contemporaneo.


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